Dislessico: come glielo spiego? (Seconda parte)

Nella prima parte di questo articolo ho spiegato l’importanza di chiarire al proprio figlio con diagnosi di DSA, cosa gli stia accadendo, perché il suo apprendimento funzioni in quel modo e cosa si possa fare per affrontare il problema.
Come anticipato, voglio ora suggerirvi una serie di filmati e libri sui DSA, in particolar modo sulla dislessia, che possono aiutarvi in questo difficile compito, e aiutare il vostro bambino/a con DSA, a capire che molti hanno la sua stessa caratteristica. Infine, mi piacerebbe condividere con voi un’ottima metafora da raccontare ai vostri bambini, per spiegare loro il funzionamento del cervello quando si parla di apprendimento.

 Libri e filmati

Infinite sono le proposte editoriali sul tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Esistono guide per i genitori, per gli insegnanti, manuali rivolti ad esperti ecc. Sono stati però anche pubblicati una serie di libri rivolti ai ragazzi, per aiutarli a capire, accettare e andare avanti.

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Dislessico: come glielo spiego? (Prima parte)

Mi capita spesso, nel mio lavoro, di incontrare bambini con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), che non hanno ben chiaro cosa significhi tale diagnosi. Molti si dannocolpe che non hanno, pensano che forse se avessero seguito di più la maestra in prima elementare non sarebbero “diventati così”, altri ancora, la maggior parte, pensano di esserestupidi e incapaci.

Nessuno forse gli ha mai spiegato, perché lui si sente diverso dai suoi compagni, oppure ciò gli è stato spiegato in maniera scorretta. Non è semplice raccontare e spiegare al bambino ciò che gli accade, ed è comprensibile che un genitore si trovi in forte difficoltà di fronte ad un compito simile. Nascondere la diagnosi al bambino non è però la scelta migliore. Così come non lo è raccontare mezze verità, che creano confusione tanto quanto il silenzio. Molti genitori agiscono sicuramente in buona fede, cercano di proteggere il bambino evitando di dargli un’informazione che potrebbe essere dolorosa per lui. Spesso lo si accompagna dal terapeuta per il potenziamento dicendo che andrà da una maestra un po’ speciale, che gli dedicherà del tempo per fare dei giochi e tante attività divertenti. Ciò che farà durante gli incontri, però, spesso non ha nulla a che vedere con ciò che si fa durante le lezioni… Durante uno dei nostri primi incontri, un bambino di 8 anni mi disse “scusa maestra, perché stiamo giocando con le sillabe? Non possiamo giocare con i dinosauri? Oggi con la maestra abbiamo parlato dei dinosauri, con le letterine abbiamo già giocato quando facevo la prima”. Questo bambino era convinto di venire da me per fare ripetizioni, affinché io gli spiegassi qualcosa che non aveva capito a scuola.

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